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Resoconto convegno Cannabis e sclerosi Multipla, Roma 9 novembre 2002 Torna alla pagina precedente
Università di Roma "La Sapienza"
Dipartimento di Scienze Neurologiche

Roma, 9 novembre 2002

LA CANNABIS NELLA SCLEROSI MULTIPLA:
AZIONI FARMACOLOGICHE E USO TERAPEUTICO

Circa 200 persone hanno partecipato al primo convegno scientifico svoltosi in Italia sull'impiego della cannabis nella sclerosi multipla, organizzato dal Dipartimento di Scienze Neurologiche dell'Universita' "La Sapienza", con il patrocinio dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

La mattinata e' stata dedicata a temi strettamente tecnico-scientifici: gli aspetti farmacologici, le azioni sul sistema nervoso centrale e le proprieta' immunomodulanti dei cannabinoidi, ma anche lo stato di avanzamento della ricerca clinica, i risultati dei primi studi e le prospettive future, con particolare riguardo alla situazione italiana.

Gli aspetti biologici dei cannabinoidi sono stati trattati da F. Pontieri (Roma, Universita' La Sapienza), D.Caramia (Roma, Universita' di Tor Vergata) e M.Maccarrone (Roma, Universita' di Tor Vergata). Sono stati descritti i recettori presenti nel sistema nervoso, il ruolo fisiologico svolto dai cannabinoidi endogeni e l'azione immunomodulante dei cannabinoidi, che potrebbe rappresentare un razionale per un loro impiego nella Sclerosi Multipla non solo a scopo sintomatico, ma anche a scopo patogenetico (cioe' per influire sull'andamento della malattia). Alcune di queste ipotesi sono state confermate dall'attivita' antispastica esercitata dai cannabinoidi in animali affetti da encefalomielite allergica sperimentale (la condizione sperimentale che piu' si avvicina alla sclerosi multipla) e da una normalizzazione dell'ipercontrattilita' in un modello sperimentale (muscolo detrusore di maiale) che ricorda la "vescica neurogena" riscontrabile in molte persone con questa malattia.

Nella seconda parte della mattinata sono stati toccati temi piu' clinici. M.Reif ( Institute of Hematological and Immunological Research, Berlino) ha descritto l'esperienza svizzera: un piccolo trial condotto in 16 persone affette da Sclerosi Multipla, ricoverate presso un Istituto di Riabilitazione, e trattate con Tetraidrocannabinolo (THC) o un estratto di cannabis sativa. Lo studio, come lo stesso Reif ha osservato, ha dei grossi limiti di natura metodologica e, come fattore confondente, l'inizio simultaneo del trattamento riabilitativo intensivo e della terapia con cannabinoidi. In generale, i due trattamenti sono risultati privi di effetti collaterali rilevanti, mentre non sono emersi risultati positivi sulla spasticita', che rappresentava il marker di efficacia della sperimentazione.

A.Thompson (Institute of Neurology, University College, Londra) ha quindi tracciato una breve storia degli usi clinici dei cannabinoidi e ha ricordato i presupposti per un loro impiego potenziale nella Sclerosi Multipla. Ha inoltre descritto i risultati, apparentemente molto incoraggianti, di uno studio di fase II, in aperto (quindi da considerare ancora "preliminare") condotto in UK in pazienti con questa malattia e disturbi della funzione vescicale.. In questo caso la somministrazione avveniva con spray sublinguale. In UK e' stato inoltre appena completato l'arruolamento di oltre 600 persone con Sclerosi Multipla in uno studio multicentrico, doppio cieco (che prevede cioe' la somministrazione sia di principio attivo che di "placebo", secondo le migliori regole della ricerca clinica), nel quale si sperimentano THC e un estratto intero di pianta. Il sintomo target e' la spasticita' e i risultati, molto attesi sia dal mondo scientifico che dalla comunita' delle persone con Sclerosi Multipla, dovrebbero essere noti entro giugno 2003.

Al termine della mattinata L.Palmisano (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), dopo aver elencato le numerose problematiche ancora aperte (la formulazione ottimale, il tipo di cannabinoide -o miscela- da utilizzare, i dosaggi), ha descritto un progetto per la sperimentazione dei cannabinoidi in Italia e, eventualmente, la loro registrazione e commercializzazione. Questo programma prevede uno studio clinico, condotto in 50-100 pazienti con Sclerosi Multipla, nel quale dovrebbe essere utilizzato uno spray a base di THC e cannabidiolo, e che potrebbe iniziare entro l'estate del 2003. Contemporaneamente il progetto e' quello di condurre degli studi piu' piccoli, volti ad approfondire alcuni meccanismi d'azione, ad esempio attraverso l'impiego di una nuova tecnica di imaging, la risonanza magnetica funzionale, che permette di valutare il consumo d'ossigeno cerebrale in seguito a esecuzione di "compiti" sia motori che intellettuali. Naturalmente sull'evoluzione di questo programma e sulle decisioni strategiche avranno un notevole impatto i risultati dello studio inglese.

Il pomeriggio del Convegno e' stato dedicato a temi piu' pratici e di vasto interesse, e si e' articolato in una Tavola Rotonda alla quale hanno partecipato neurologi, rappresentanti dell'ACT e del Ministero della Salute, medici con esperienza di uso dei cannabinoidi e rappresentanti dell'AISM. E' stata descritta la farraginosa (e quasi inattuabile) procedura oggi richiesta in Italia per la prescrizione e l'importazione dei farmaci a base di cannabis, mentre medici e pazienti hanno riportato alcune esperienze personali. Di particolare interesse i casi descritti dal dr. A. Pelliccia, neuropsichiatra infantile dell'Universita' di Roma "La Sapienza", che sta trattando con buoni risultati alcuni bambini affetti da forme di epilessia non responsive ai farmaci tradizionali. Dal pubblico sono venuti molti interventi, ed e' stata sottolineata la necessita' di un'informazione chiara, diretta sia al mondo medico che ai non addetti ai lavori, sulla netta distinzione esistente tra uso clinico e impieghi ricreazionali della cannabis. S.Grasso e A.Averni dell'ACT hanno quindi descritto dettagliatamente la proposta di legge recentemente elaborata dall'Associazione, che vede tra i firmatari rappresentanti di correnti politiche diverse, e propone sia la diffusione di un'informazione scientifica corretta nel mondo della sanita', che lo snellimento delle procedure per l'utilizzo terapeutico di cannabis e cannabinoidi.

Per concludere, il Convegno ha avuto un buon successo e ha evidenziato il grande interesse che, anche in ambito scientifico, esiste riguardo alle tematiche della cannabis terapeutica. A mio avviso, uno degli obiettivi a breve scadenza dovrebbe essere la diffusione di una corretta cultura su questo argomento. Infatti, volendo stabilire un filo logico tra le presentazioni della mattinata e la discussione del pomeriggio, e cercando di interpretare una percezione comune nel pubblico eterogeneo che ha partecipato al Convegno, mi sembra chiaro che si debba procedere su due piani: da una parte la ricerca scientifica, rigorosa come deve essere, e dall'altra un intervento "politico" in senso lato, che porti a considerare nella giusta luce l'altra faccia della cannabis, e cioe' il suo potenziale terapeutico, soprattutto nei confronti di sintomi e malattie per i quali la medicina tradizionale offre scarse risorse.

Lucia Palmisano
Comitato Scientifico ACT

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